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Jannuzzo grande mattatore nella divertente “Lei è ricca, la sposo…e l’ammazzo!”

I rischi nel riproporre una cult della comicità americana anni 70 come è “Lei è ricca, la sposo…e l’ammazzo!”, sono tanti. Uno su tutti il confronto con un mostro sacro come Walter Matthau che nel ruolo dello scapolo in rovina a caccia di una moglie ricca da sopprimere dà una delle migliori prove della sua carriera. Se poi la proposta è diretta al pubblico italiano il rischio è di perdere quel wit tipicamente anglosassone che la caratterizza. In realtà “Lei è ricca, la sposo…e l’ammazzo!” è soprattutto un fantastico soggetto, un’idea vincente per un testo che può reggere a qualunque latitudine. Se poi il cast è di eccellente livello come quello in questi giorni al Teatro Manzoni di Milano, la riuscita è assicurata. Il testo è presentato nella versione di Mario Scaletta e diretto da Patrick Rossi Gastaldi. Unica variazione la professione di Albertina, la goffa ereditiera preda di Orazio, che da botanica del film (non a caso il titolo orginale era A new leaf) diventa botanica. Una licenza comprensibile per esigenze sceniche dato che gli insetti danno luogo as titolazioni molto più comiche visivamente. La storia è stata italianizzata in modo lieve con alcune variazioni sui personaggi e alcune situazioni ma senza intaccarne la comicità di fondo. Le intenzioni del regista dichiarate: la comicità italiana degli anni ‘50 alla De Sica con un tocco di Chaplin (omaggiato anche nelle musiche), Stanlio e Ollio e ritmo incalzante alla Feydeau.  Troviamo un gentiluomo italianissimo Orazio Pignatelli (uno strepitoso Gianfranco Jannuzzo) accudito da una governante stile Tina Pica (ottima la prova di Antonella Piccolo) al posto del maggiordomo british . Un tocco di colore decisamente spassoso e molto poco anglosassone nel personaggio del sedicente mafioso Lucky Bonanno (Cosimo Coltraro). Il risultato è una commedia divertente con un crescendo di comicità, sintomo che la strada intrapresa è quella giusta.
Il confronto tra Gianfranco Jannuzzo e Walter Matthau poteva essere insidioso, perché il pubblico ha stampato nella memoria le fantastiche mille espressioni dell’attore hollywoodiano. Ma Jannuzzo da grande professionista qual’è fa semplicemente suo il personaggio senza stravolgere e restiuendocelo in una versione più umana, meno cinica, ma ugualmente divertente. Ciò non toglie che Jannuzzo e Matthau siano due talenti simili. Per capacità recitative sicuramente, ma anche per una  certa flemma anglosassone che molto ha in comune con il temperamento siciliano. Non stupisce quindi che l’idea di portare in scena la commedia sia dello stesso Jannuzzo insieme alla sua compagna i scena Deborah Caprioglio. Il ruolo di Albertina, la goffa ereditiera occhialuta imbranata ma tenerissima e generosa le calza a pennello. Nulla da meravigliarsi che alla fine il povero Orazio sopraffatto da tanta tenerezza si troverà a preoccuparsi per una sua momentanea scomparsa. Un happy ending non gratuito per un testo che mette in luce la varietà e mutevolezza umani e come la capacità di amare possa provocare un mutamento anche in un cinico cronico come il nostro Orazio. Come ha ben detto Jannucco “La morale di questo testo è che le donne migliorano sempre gli uomini”. Come non condividere?

I rischi di proporre un cult della commedia americana anni ‘70 come “Lei è ricca, la sposo…e l’ammazzo!”, sono tanti. Uno su tutti il confronto con un mostro sacro come Walter Matthau, che nel ruolo dello scapolo in rovina a caccia di una moglie ricca da sopprimere dà una delle migliori prove della sua carriera. Se poi la proposta è diretta al pubblico italiano il rischio è di perdere anche quell’umorismo tipicamente anglosassone che la caratterizza. In realtà, “Lei è ricca, la sposo…e l’ammazzo!” è soprattutto un fantastico soggetto (tratto dal racconto di Jack Richtie e sceneggiato da Elaine May, anche regista e co-protagonista), un’idea vincente per un testo che può reggere a qualunque latitudine. Con un cast di eccellente livello, come quello della Compagnia Molière, in questi giorni al Teatro Manzoni di Milano (fino all’8 febbraio), la riuscita è assicurata. Il testo è presentato nella versione di Mario Scaletta e diretto da Patrick Rossi Gastaldi. La storia è stata IMG_0001italianizzata in modo lieve, ma senza intaccarne la comicità di fondo. Le intenzioni dichiarate dallo stesso regista: mixare la comicità italiana degli anni ‘50 alla De Sica con un tocco di Chaplin (omaggiato anche nelle musiche), Stanlio e Ollio e un ritmo incalzante alla Feydeau. Una delle variazioni è la professione dell’ereditiera preda di Orazio, che da botanica (non a caso il titolo originale del film era “A new leaf”) diventa entomologa. Un’esigenza probabilmente dovuta a esigenze sceniche, se si considera che gli insetti danno maggior supporto visivo alle gag.

L’italianissimo gentiluomo Orazio Pignatelli (uno strepitoso Gianfranco Jannuzzo) si ritrova senza più un soldo dopo aver scialacquato l’intero patrimonio paterno. La fedele Nunziatina (l’ottima Antonella Piccolo) – una governante stile Tina Pica al posto del maggiordomo del soggetto originale – gli consiglia di risolvere il problema sposando una donna ricca. Orazio si spinge oltre e progetta un passo successivo: l’omicidio dell’indesiderata futura consorte. La trova in Albertina, goffa e scialba ricercatrice universitaria, che lo colma d’amore e riconoscenza. Ne scaturiscono esilaranti duetti tra l’insolita coppia, ma anche con altri personaggi come il sedicente mafioso prestasoldi Lucky Bonanno (Cosimo Coltraro) o l’ambiguo avvocato di Albertina (Antonio Fulfaro). Il risultato è una commedia divertente, con un crescendo di comicità, sintomo che la strada intrapresa è quella giusta.

Il confronto tra Gianfranco Jannuzzo e Walter Matthau poteva essere insidioso, perché il pubblico ricorda perfettamente le fantastiche mille espressioni dell’attore hollywoodiano. Ma Jannuzzo, da grande professionista qual’è, fa semplicemente suo il personaggio senza stravolgerlo e restituendolo in versione più umana, meno cinica, ugualmente divertente. Ciò non toglie che Jannuzzo e Matthau siano due talenti simili. Per capacità recitative sicuramente, ma anche per una  certa flemma anglosassone, che molto ha in comune con il temperamento siciliano. Non stupisce quindi che l’idea di portare in scena la commedia sia dello stesso Jannuzzo, che ha fortemente voluto l’allestimento insieme alla sua compagna di scena Debora Caprioglio. Alla quale il ruolo di Albertina, l’imbranata ereditiera occhialuta traboccante d’amore verso il cinico protagonista, calza a pennello. Nulla da meravigliarsi che alla fine il povero Orazio, sopraffatto da tanta tenerezza, si troverà a preoccuparsi per la momentanea scomparsa della consorte. Il pover’uomo non riesce più a immaginare una vita senza di lei e cede completamente a dei sentimenti che non sospettava nemmeno di avere. Un “happy ending” non gratuito e significativo, così sintetizzato dallo stesso Jannuzzo: “La morale di questo testo è che le donne migliorano sempre gli uomini”. Come non condividere?

La foto in alto scattata alla conferenza stampa dello spettacolo è di Federico Lamastra

Di seguito alcune foto di scena

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