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“Oblivion Show 2.0 – il sussidiario”: comicità trasversale di gran classe

Gli Oblivion rappresentano un caso più unico che raro nel panorama teatrale italiano. Il loro personalissimo mix trasversale di teatro, musica e cabaret ha iniziato a farli conoscere sul web nel 2009 con un’esilarante parodia dei “Promessi Sposi” in dieci minuti, che li ha portati in breve tempo in teatro e in tv.
E’ ora in scena al Teatro Manzoni di Milano (fino al 24 aprile) la versione aggiornata di “Oblivion Show 2.0 – il sussidiario”, versione “aggiornata” del precedente fortunato show, con la regia di Gioele Dix. Una sorta di esilarante gioco al massacro in chiave comico-demenziale di alcuni capisaldi della cultura generale mixati con i brani più noti della canzone italiana. Capita così di assistere a un “Inferno” in cui Dante vessa il povero Virgilio con il suo noiosissimo eloquio sulle note de “La Fiera dell’est” e Beatrice che da buona guida si presenta con la grinta di Adriano Pappalardo e con tanto di parabola satellitare. Di riscoprire un tormentone di Mina in un’aggiornata chiave hip hop come testo di denuncia sulle discriminazioni delle zebre a pois o di vedere Pinocchio tentato dal compagno di marachelle sulle note di “Il Lucignolo no non l’avevi considerato”. Per non parlare del povero gruppo di boy scout canterini viene costantemente interrotto da un perfido disturbatore e agli improbabili giochi musicali di fusione tra Gianni Morandi e i Queen o tra Lady Gaga e Bach.
Sul finale non potevano mancare, a grande richiesta, i “I Promessi Sposi” e  ”Tutti quanti voglion fare yoga”, una beffarda satira in chiave Bollywood sulla yoga mania degli ultimi anni, che il gruppo presenta live in apertura e con il video che ha spopolato sul web in chiusura.
Essenziale e agile l’allestimento, che si avvale anche di alcune proiezioni scritte per un maggior coinvolgimento del pubblico. Molto ritmica e scanzonata la regia di Gioele Dix. Gli Oblivion, al secolo Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli citano come loro numi tutelari il Quartetto Cetra e Rodolfo De Angelis, Giorgio Gaber e i Monthy Python. Se non è trasversalità --  e di grande livello -- questa…

Gli Oblivion rappresentano un caso più unico che raro nel panorama teatrale italiano. Il loro personalissimo mix trasversale di teatro, musica e cabaret ha iniziato a farli conoscere sul web nel 2009 con un’esilarante parodia dei “Promessi Sposi” in dieci minuti, che li ha portati in breve tempo in teatro e in tv.

E’ ora in scena al Teatro Manzoni di Milano (fino al 24 aprile) “Oblivion Show 2.0 – il sussidiario”, versione “aggiornata” del precedente fortunato show, con la regia di Gioele Dix. Una sorta di esilarante gioco al massacro in chiave comico-demenziale di alcuni capisaldi della cultura generale, mixati con i brani più noti della canzone italiana. image006Capita così di assistere a un “Inferno” in cui Dante vessa il povero Virgilio con il suo noiosissimo eloquio sulle note de “La Fiera dell’est” e Beatrice che da buona guida si presenta con la grinta di Adriano Pappalardo e con tanto di parabola satellitare. Di riscoprire un tormentone di Mina in un’aggiornata chiave hip hop come testo di denuncia sulle discriminazioni delle zebre a pois o di vedere Pinocchio tentato dal compagno di marachelle sulle note di “Il Lucignolo no non l’avevi considerato”. Per non parlare del povero gruppo di boy scout canterini viene costantemente interrotto da un perfido disturbatore e agli improbabili giochi musicali di fusione tra Gianni Morandi e i Queen o tra Lady Gaga e Bach.

Sul finale non potevano mancare, a grande richiesta, i “I Promessi Sposi” e “Tutti quanti voglion fare yoga”, una beffarda satira in chiave Bollywood sulla yoga-mania degli ultimi anni, che il gruppo presenta con una coinvolgente apertura live e in chiusura con il video che ha spopolato sul web.

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Essenziale e agile l’allestimento, che si avvale anche di alcune proiezioni scritte per un maggior coinvolgimento del pubblico. Molto ritmica e scanzonata la regia di Gioele Dix. Gli Oblivion, al secolo Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli citano come loro numi tutelari il Quartetto Cetra e Rodolfo De Angelis, Giorgio Gaber e i Monthy Python. Se non è trasversalità di grande classe questa…

Di seguito il divertentissimo Inferno in sei minuti tratto da “Oblivion Show 2.0 – il sussidiario”:


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