Jam session cineteatrale
Premetto solo che sono cinefila fin dalla tenera età. Non poteva che essere altrimenti con un fantastico papà che mi ha cresciuto a pane e John Ford, John Huston, Dino Risi e Monicelli, per poi passare con gli anni a René Clair, Truffaut, Fritz Lang e Jacques Tati. Poi Chaplin, Totò e i fratelli Marx. Insomma una malattia genetico-familiare o qualcosa di simile, che mi creava non pochi problemi di dialogo con le mie coetanee. Una malattia da cui non sono ancora guarita. Infatti ogni mia conversazione è zeppa di citazioni cinematografiche, ormai del tutto inconsapevoli. Motivo per il quale, quando addocchio uno spettacolo teatrale che rimanda a un film che ho adorato sono sempre molto curiosa. Leggendo quindi la stagione 2008-2009 del Manzoni di Milano (peraltro molto cinematografica) ho notato subito un titolo: La Parola ai Giurati. Un po’ d’ordine: in origine un acclamato teleplay legal-giudiziario (per intenderci: il nostro rimpianto originale televisivo) di Reginald Rose. Nel 1957 la splendida trasposizione cinematografica dello stesso Rose, con la regia dell’allora esordiente Sidney Lumet e un cast irripetibile, di cui basterà citare Henry Fonda, Martin Balsam, Lee J. Cobb, Ed Begley, Jack Klugman e Jack Warden. 12 angry men, parafrasando il titolo originale, ovvero 12 uomini arrabbiati, cittadini comuni, chiamati a giudicare il caso controverso di un ragazzo accusato di parricidio. Uno dei giurati cercherà di convincere gli altri a rivedere le propria certezze, dato che esiste un ragionevole dubbio, in base al quale l’imputato risulta innocente. Il film vanta già due remakes: uno del 1997 con Jack Lemmon e uno del 2007 di Nikita Mikhalkov dal titolo 12. Le regie sottolineavano sempre l’aspetto claustrofobico della situazione. Lumet lo esaltò con un lungo piano sequenza nella sala dei giurati, interrotto da due unici cambi di scena. Mikhalkov lo ripropose all’interno di un’opprimente palestra. Scelte indiscutibilmente teatrali. Per questo promette bene la versione on stage, diretta e interpretata da Alessandro Gassman, già portata in scena con successo la scorsa stagione. Tra l’altro, in tema di remakes di celebri pellicole, ricordo ancora un’ottima prova di Gassman, nella stagione 2002 – 2003, in Delitto per delitto, diretto da Alessandro Benvenuti. In questo caso si attingeva al romanzo Strangers on a train di Patricia Highsmith, divenuto celebre per l’omonimo film di Hitchcock del 1951, interpretato da Farley Granger. Da notare che in Italia, il titolo del film fu furbescamente tradotto L’altro uomo-Delitto per delitto. Un modo come un altro per svelarne l’avvincente intreccio ancor prima di vederlo.
Sempre in tenera età, il mio fantastico genitore ha cercato di farmi apprezzare il jazz. Si consideri però che a sei anni può risultare gravoso ascoltare per un’ora ininterrotta la discografia completa del Modern Jazz Quartet. Ammetto che poi con gli anni mi sono lentamente appassionata e ora ascolto rapita Gerry Mulligan, Charlie Parker, Django Reinhardt e Stéphane Grappelli. Divagazioni a parte (forse le jam sessions iniziano davvero a entrarmi nel sangue), seguendo questo link, eccovi il programma completo del Teatro Manzoni di Milano.
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Filed Under: Stagioni
Tags: adattamento, cinema, jam session, jazz, La Parola ai Giurati, originale televisivo, sequenza, Teatro Manzoni, teleplay

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