Risate di cuore con Cechov
Ridere a crepapelle con due lavori giovanili di Cechov? Non c’è di che stupirsi se a metterli in scena è la compagnia del Maly Teatr di Mosca, culla creativa del grande Lev Dodin. Per la prima volta a Milano, nell’ambito del Festival del Teatro d’Europa, il 30 settembre e l’1 ottobre, il Maly Teatr ha portato al Piccolo Teatro due divertenti atti unici del geniale scrittore russo: Una domanda di matrimonio e L’orso.
Una domanda di matrimonio si apre come un romanzo rosa classico nel più suggestivo degli scenari: la campagna russa. In realtà si rivelerà proprio un’esilarante riflessione sull’ipocrisia e la decandenza della nobiltà terriera di fine ‘800. Un ricco possidente si reca al cospetto del burbero vicino di tenuta per chiedere la mano della figlia. Peccato che dopo poche battute, il pretendente si riveli decisamente attempato e poco aitante, in preda a mille ipocondrie e palpitazioni. E per nulla portato al matrimonio. Soprattutto con la fanciulla prescelta. Il corteggiamento tra di due sfocia infatti in un furioso litigio per futili motivi – per dirla alla maniera odierna – con urla, svenimenti da entrambe le parti e persino il coinvolgimento del frastornatissimo futuro suocero. Sposarsi però è un male necessario per l’epoca – ma non lo è anche oggi? Per i due si apre quindi un obbligato epilogo da infelici e scontenti.
Ne L’orso, assistiamo alle lamentazioni di una vedova inconsolabile, che vive isolata da tutti per il suo dolore. Un debitore del marito le si presenta inaspettamente in casa e le sconvolge la vita. L’uomo è infatti un orso, insopportabile, beone, rissoso, misogino, ma alla fine, dopo un violento duello non solo verbale, tra i due scoppierà un amore appassionato. L’orso è un lavoro decisamente più buffonesco ed è naturale che, dopo le prime battute, le risate diventino più scontate, anche perché la regia di Vitalij Ivanov si fa più statica rispetto alla prima pièce di Cechov. Ma in effetti il testo non prevede grandi alternative registiche, giocato com’è sul paradosso e, in questo caso, sull’eccezionale bravura degli attori. Una recitazione quella della compagnia del Maly Teatr che trovo godibilissima, con una peculiarità e ricchezza espressiva che è tipica dell’animo russo. Da notare anche gli splendidi costumi e le scene dal gusto liberty. Ma da notare soprattutto le risate sincere del pubblico alla serata del debutto. Un reazione che magari molti non si aspetterebbero per un testo di Cechov in lingua originale con i sovratitoli. Ma questa è la forza del teatro.
Filed Under: Classici, recensioni
Tags: Cechov, costumi, Festival del Teatro d'Europa, Lev Dodin, liberty, Maly Teatr, Piccolo Teatro, scene

Comments
No Comments
Leave a reply