Tango Metropolis: il tango non è più solo nostalgia
E’ stato presentato ieri Tango Metropolis, il musical di tango, che sarà al Teatro Nuovo di Milano dal 4 al 23 novembre. Regnava un’atmosfera informale durante la conferenza stampa, che si è tenuta ai tavolini del bar del Nuovo, in perfetto stile milonga. A dispetto di un curriculum davvero “impresionante” per dirla alla spagnola. Dall’anno di nascita, il 2000, la compagnia Tango Metropolis ha infatti inanellato una serie di successi internazionali in Giappone, Francia, Portogallo, Stati Uniti, Germania e Spagna, con spettacoli come Imágenes de Tango, Tango Máximo, Tangokinesis. A chiacchierare al caffé del Nuovo, non proprio dei comuni amici al bar, ma le anime di Tango Metropolis: Claudio Hoffmann, coreografo e ballerino, Daniel Binelli compositore, arrangiatore e direttore musicale, celebre bandoneista dell’orchestra di Osvaldo Pugliese e del Sexteto Nuevo Tango di Astor Piazzolla (ha lavorato anche da noi con Milva) e Julio Alvarez che presenta lo spettacolo. Mancava solo la star femminile, Pilar Alvarez, ballerina classica e contemporanea, che ha danzato anche al Colón con Julio Bocca.
“Il tango è un linguaggio universale -- esordisce Hoffmann - e può raccontare una storia, anche di gente seduta a un caffè, che vede passare altre persone per la strada”. Uno spettacolo ricco il vostro. “E’ stato interessante lavorare con dei musicisti e dei ballerini -- prosegue -- perché generalmente i musicisti sono più portati a fare concerti”. E che musicisti e che ballerini! Il quintetto di Daniel Binelli (bandoneón, pianoforte, violino,chitarra, contrabbasso) e cinque coppie di ballerini, a cui si aggiunge lo stesso Hoffmann. “Le ballerine sono tutte di estrazione classica -- precisa Hoffmann- mentre i ballerini arrivano dalla danza folklorica”.
Ma che tango ci si deve aspettare da Tango Metropolis? Chi mastica un po’ dell’argomento, come me, sa che i tango-maniaci si perdono in lunghe discussioni su tango fantasia, tango de salón, tango nuevo e tango electrónico. “Oggi, con il tango nuevo l’abrazo si è allentato -- spiega Hoffmann -- l’asse si è spostato e c’è più spazio per il movimento dei ballerini. Nel nostro spettacolo ci sarà una fusione di stili, con molta improvvisazione”.
Un cosa è certa è bandita la nostalgia. “Non si è voluto insistere sulla nostalgia insita nel tango -- spiega Binelli, ma sull’unione di musica e coreografia come due estetiche, il ballo unito al bandoneón che piange e respira”. Un tango metropolitano, sensuale, legato ai giovani, senza i clichés del fazzoletto o del cappello. “Per questo abbiamo evitato il canto, che ha parole bellissime, ma molto nostalgiche, specchio dell’immigrazione del passato”.
Ma perché oggi c’è fame di tango? “Perché la gente è sola -- spiega Binelli e ha bisogno di affetto. E di sesso. Ma non ha niente a che fare con il machismo. La donna ama il tango, perché con l’abrazo si sente protetta”. E soprattutto crea un legame immediato tra i ballerini al punto “che tre minuti di abrazo bastano per capire se funzionerà tra i due”.
Secondo me anche meno. Chi ha provato a ballare il tango almeno una volta sa che ho ragione.
Guardate intanto cosa sono capaci di fare quelli Tango Metropolis. Non mi basterebbe una vita di lezioni…
Vi segnalo che Tango Metropolis proseguirà la tournée in Italia dal 16 e 17 marzo all’Europauditorium di Bologna, il 19 e 20 marzo al Teatro Verdi di Firenze, il 22 marzo al Teatro Comunale di Treviso e dal 24 marzo al 5 aprile (con riposo il 2 aprile) al Teatro Olimpico di Roma.
Per informazioni e biglietti sulle date di Milano:
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