Tango Metropolis: se la vita fosse un tango

Il tango è così: quando pensi di averlo dimenticato si insinua di nuovo nella tua vita. In fondo, mi dico spesso, l’ho praticato per poco. Ma quel poco è bastato. E’ sufficiente l’attacco del bandoneón  la dissonanza del violino e quella magia si riaccende, come quando rivedi un ex con cui pensavi fosse tutto finito. Avete presente quella strana sensazione di euforia allo stomaco?  E’ successo martedì. Debutto milanese di Tango Metropolis al Teatro Nuovo di Milano (tra l’altro, qui trovate la mia presentazione dello spettacolo). Le prime note del quintetto di Daniel Binelli, bandoneonista di fama internazionale, che ha collaborato con Osvado Pugliese e Astor Piazzolla, avvolgono la platea con una forza ipnotica e seducente. Bandoneón, piano, violino, chitarra e contrabbasso sembrano riprodurre il virtuosismo di un unico strumento, che arriva direttamente al cuore. Senza smancerie, con una sensualità potente, che raggiunge l’apice con l’entrata in scena dei danzatori. Cinque ballerini per cinque ballerine. E Claudio Hoffmann, coreografo e creatore del musical insieme a Daniel Binelli e Pilar Álvarez, che si riserva il privilegio di ballare con l’intero corpo di ballo femminile. La loro abilità è impressionante.  La compagnia ripercorre cento anni di storia del tango in una fusione di stili e interpretazioni. Il tango degli inizi più naturale e schietto, che si afferma con forza nelle strade di Buenos Aires. E poi, via via, i vari luoghi del tango, dal caffé, al salón, in un susseguirsi di caratterizzazioni dei personaggi molto riuscite, in cui non mancano i momenti di humour. Verso il finale la compagnia si esprime in un modo sempre più sensuale, ricreando una serie di incontri e storie d’amore. In realtà non prevale uno stile e la fusione è perfetta.  Magnifica poi la performance, talvolta solo orchestrale, di Daniel Binelli con il suo  quintetto. Dai brani più conosciuti di Piazzolla a quelli creati dallo stesso Binelli. Fino all’apotesosi finale: la llamada de tambores del candombe (il ballo uruguyano di origine africana, che è alle radici del tango), uno struggente Adiós Nonino per sola orchestra e un Libertango che è un crescendo emozionale, in  un volteggio degli abiti rosso fuoco delle ballerine.
Le figure del tango hanno spesso nomi che a noi europei possono sembrare difficili e affascinanti : boleo, gancho, enrosque, ocho, arrastre.
Per noi poveri mortali rimangono difficili. Per La compagnia Tango Metropolis sono gesti meravigliosamente naturali, incastri perfetti, che si alternano a slanci passionali e sensuali, che evocano il rapporto uomo-donna come deve essere.

Un uomo che rispetta la donna, ma al tempo stesso se ne prende cura.

Ma perché anche la vita non può essere un tango?

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