Paolo Poli e i Sillabari di Parise: una lezione di teatro

Paolo Poli
Vero e proprio animale da palcoscenico, Paolo Poli ha incantato ieri sera il Teatro Carcano, con il suo nuovo spettacolo Sillabari, tratto dai celebri racconti brevi scritti da Goffredo Parise a metà degli anni Cinquanta e pubblicati nel 1971 e 1982. Dopo il successo, bissato per ben due stagioni, di Sei brillanti-Giornaliste Novecento, Poli si abbandona completamente all’estro infantile e magico dello scrittore vicentino, offrendo una panoramica dei sentimenti in ordine rigorosamente alfabetico. Amore, Allegria, Anima, Bambino, Carezza … fino alla S di Solitudine, dove Parise si fermò, perché a suo dire: “Alla lettera S, nonostante i programmi, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti …”. Ma Poli non ha comunque lasciato tregua al pubblico, con una carrellata di figurine tipiche di un ventennio che va dagli anni Quaranta agli anni Sessanta. Donne affette da bovarismo cronico in una provincia maliziosa, vecchiette spaurite, zitelle romantiche, dive d’altri tempi. Poli incarna una perfetta collezione di sentimenti, tratti dall’appassionante commedia umana, con una spinta espressiva che non conosce il passare del tempo. Non è solo la grazia e la finezza del gesto a renderlo un personaggio davvero unico nel nostro panorama teatrale, ma soprattutto una presenza scenica e una voce autorevole, capace di mille sfumature. Ben coadiuvato in questo viaggio sentimentale da una talentuosa compagnia di giovani attori, Poli rimane comunque la vera star dello spettacolo e il pubblico non può far a meno di attendere con impazienza ogni sua entrata in scena. Perché, oltre a possedere una comicità innata, è davvero unico nel tratteggiare i sussulti femminili, le ipocrisie materne malcelate da buoni sentimenti, i rimpianti di uno scrittore per la libertà giovanile perduta. Si ride della debolezza umana, è vero, ma non c’è mai ombra di tristezza. Rimane la malinconia leggera di Goffredo Parise, creata dalla capacità di guardare al mondo adulto con un lente di semplicità tipicamente infantile e disarmante. Paolo Poli è l’unico interprete adatto a rappresentare l’immaginario dello scrittore. I due, che tra l’altro hanno in comune il medesimo anno di nascita, usano come arma espressiva la stessa semplicità fanciullesca, utile a smascherare il sentimento che si nasconde dietro una quotidianità fatta di sola apparenza. Sullo sfondo delle incredibili scenografie di Emanuele Luzzati – un chiaro omaggio alla pittura del Novecento, da Dalì a Mondrian - ci si ritrova trascinati in un divertente excursus nei meandri dei sentimenti umani. E Poli, regale nei bellissimi costumi di Santuzza Calì, degni di una vera star, si esibisce tra l’altro, a ottant’anni suonati e senza alcun ausilio fonico, in numerose canzonette tipiche della tradizione melodica italiana, con una voce, che non conosce incrinature.
E dire che sulle scene italiane il microfono è ormai diventato un’abitudine…
Al Teatro Carcano
Corso di Porta Romana, 63 – Milano
Da mercoledì 14 gennaio a domenica 1 febbraio 2009
Produzioni Teatrali Paolo Poli
Paolo Poli
SILLABARI
Due tempi di Paolo Poli liberamente tratto da Goffredo Parise
Scene Emanuele Luzzati – Costumi Santuzza Calì
Arrangiamenti musicali Jacqueline Perrotin
Coreografie Alfonso De Filippis
Regia Paolo Poli
Ospitalità in collaborazione con Teatridithalia
Orari degli spettacoli: da martedì a sabato ore 20,30 – domenica ore 15,30 – lunedì riposo
Durata 1 ora e 45 minuti
Per informazioni e prenotazioni:
www.vivaticket.it
www.teatrocarcano.com
Filed Under: Commedia, recensioni
Tags: Emanuele Luzzati, Goffredo Parise, Paolo Poli, Santuzza Calì, Sillabari, Teatro Carcano
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