Perfezione tecnica ed echi classici nel nuovo spettacolo di Antonio Márquez

Fiesta Flamenca, il nuovo spettacolo di Antonio Márquez, che è in scena fino a oggi al Teatro Nuovo di Milano, è un’anima divisa in due, che coinvolge, ma su piani diversi. La prima parte, Las Danzas de la vida breve, è un’esplosione di sensualità, tecnica e coreografie di grande effetto. Uno squarcio nella passionalità tipicamente gitana di questo ballo, con notevole dispendio di energia, interpretazione e impatto emotivo. Grandi performances individuali di Antonio Márquez e Trinidad Artíguez, ma anche dell’intera compagnia di danzatrici e danzatori. Eccezionale poi l’apporto dell’ensemble musicale di canto, palmas, chitarra e percussioni. Dicevo una grande tecnica, che sfugge quasi alla tipica e imperfetta affabulazione del flamenco del tablao e ci regala invece un’emozione più compassata e vicina a quella del balletto classico. E infatti il secondo tempo, tutto incentrato su una base del Bolero di Ravel, sfocia decisamente nel ballet flamenco, con grande uso di intensità espressiva, gestualità lenta e poca “técnica de pies”. Intendiamoci: uno spettacolo di altissimo livello. Ma ammetto la mia netta preferenza per la prima parte, più schiettamente flamenca, e per la serie di bis del bell’Antonio, che sul finale trascina il pubblico, in una serie di incredibili virtuosismi.
Filed Under: Danza, recensioni
Tags: Antonio Márquez, Bolero, flamenco, Las danzas de la vida breve, Ravel, Teatro Nuovo di Milano, Trinidad Artíguez
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