Arduo viaggio nel mondo di Jean-Luc Lagarce

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Riccardo Bini, Francesca Ciocchetti, Pierluigi Corallo, Melania Giglio e Bruna Rossi

E’ difficile giudicare uno spettacolo di cui si è anticipato tanto prima del debutto. Soprattutto sul suo autore, il drammaturgo francese prematuramente scomparso, Jean-Luc Lagarce, nuova scoperta di Ronconi che lo ha consacrato al successo con I Pretendenti.

Giusto la fine del mondo, in scena al Piccolo Teatro fino al 9 aprile, dà modo di apprezzare una regia impeccabile e asciutta, stilisticamente perfetta e davvero un’ottima prova di un collaudato gruppo di attori. Un allestimento a cui non ci si può che arrendere. Ma davanti al quale ci si annoia senza rimedio. Ronconi avverte che si tratta di un testo che pretende l’ascolto. Impresa impossibile per una pièce criptica, scritta da un autore che non nutre interesse per la comprensione del pubblico. Parole frammentarie, frasi irrisolte, balbettii continui formano una sorta di partitura teatrale lunga e ripetitiva che allontana irrimediabilmente l’attenzione. Quindici interminabili quadri in cui Louis, uno scrittore morente, cerca di confrontarsi con i suoi familiari che ha abbandonato anni prima e rivelare loro il suo destino. Incontri-scontri con la madre, la sorella Suzanne, il fratello Antoine e la cognata Catherine. Un dialogo tra sordi dove chi parla non riceve risposta o a cui è replicato in modo incomprensibile. Non è certo la disarticolazione del linguaggio a sconcertare. La potenza espressiva di Finale di Partita di Beckett è un esempio lampante. Né il realismo alienante. Ibsen, Strindberg, ma soprattutto O’Neill, insegnano. Il problema è che Giusto la fine del mondo non colpisce l’intelletto e neppure il cuore. La colpa non è certo della regia filologicamente corretta di Ronconi e nemmeno di un grande cast, in cui spiccano Pierluigi Corallo (un appassionato e intenso Antoine) e Francesca Ciocchetti (che tratteggia la grottesca figura di Catherine, gaffeuse suo malgrado). Ma di un testo che non ha motivo d’essere in scena. Può esistere solo nella mente di Jean-Luc Lagarce.

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