Magia del flamenco, magia del teatro
Ritorno su un tema ispanico a me caro. Anzi flamenco. Niente è più teatrale del flamenco, passione, verità, vita, incanto si fondono magicamente in una forma di spettacolo che non ha eguali. Si può amare alla follia il flamenco -- e la sottoscritta non ne fa mistero -- oppure no. Ma una cosa è certa: non lascia mai indifferente. C’è un film in particolare dove teatro musica, danza e grande cinema creano LA MAGIA. Si tratta de El amor brujo (letteralmente: L’amore stregone -- 1986) il lungometraggio, che Carlos Saura trasse dal balletto scritto per orchestra sinfonica da Manuel de Falla nel 1925.
El amor brujo è la terza parte della trilogía che Saura dedicò al flamenco, insieme a Bodas de Sangre (1981) e Carmen (1983) ed è la più intrisa di sentimento gitano e di passionalità estrema. Una sorta di tragedia greca rivisitata secondo lo spirito andaluso. Candela vive nel ricordo di José, il marito ucciso in una lite. Finché non si innamora di nuovo di Carmelo, ma è tormentata dal fantasma di José. Sarà catarsi finale con il sacrificio della ex amante di José. Detto così sembra nulla. Ma quando l’espressione e le movenze sono quelle di Cristina Hoyos e Antonio Gades, allora è davvero magia. Eccoli ne la Danza del fuego fatuo cantata dalla voce struggente di Rocío Jurado:
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