“Un ispettore in casa Birling”: poco pathos in un thriller dalle ottime premesse
Devo ammettere che mi aspettavo molto da “Un ispettore in casa Birling”, il dramma di John Boynton Priestley, diretto da Giancarlo Sepe, con Paolo Ferrari e Andrea Giordana. Gli ingredienti allettanti c’erano tutti, il thriller cinico dal gusto retrò, l’allestimento surreale di un ottimo regista e la presenza di due grandi interpreti.
Purtroppo la vicenda di un misterioso ispettote che mette in crisi le certezze dei danarosi Birling nell’Inghilterra snob del 1912 non mi ha emozionato più di tanto. Una bellissima e sfortunata ragazza si è uccisa e tutta la famiglia Birling sembra essere colpevole di questo terribile gesto. Ma è tutto vero? O è una metafora dell’ingiustizia? Onestamente lo spettacolo non mi ha permesso di capirlo. Un splendido carillon con costumi, luci e scene sfavillanti che non decolla e annoia anche un tantino.
La recitazione di gran parte del cast, che immagino sia volutamente sopra le righe, allontana il pubblico dal pathos della storia e quello che rimane è solo un bellissimo affresco, in cui l’unico a emergere è il bravo Paolo Ferrari, a cui l’understatement sembra andare molto più a genio.
A costo di sembrare impopolare, pongo poi un quesito amletico: ci voleva davvero quella che è stata definita “la più grande star albanese” (la bella Loredana Gjeci, nel doppio ruolo di Edna la cameriera e della ragazza morente) per una parte che prevede sì e no tre battute?
Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 1 novembre.

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Tags: Andrea Giordana, costumi, Giancarlo Sepe, John Boynton Priestley, Loredana Gjeci, Milano, Paolo Ferrari, teatro, Teatro Manzoni, Thriller
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