Avenue Q: evviva il musical politically uncorrect!

Peloso, variopinto, movimentato e irriverente.
Era da molto tempo che in Italia si aspettava qualcosa di nuovo nel musical.
Detto fatto con “Avenue Q”, la versione italiana dello spettacolo più politically uncorrect degli ultimi anni, diretta e tradotta da Stefano Genovese e in scena al Teatro Nuovo di Milano dal 10 al 22 novembre.
Un’ottima occasione per sdoganare temi hot, come il sesso, il razzismo, l’omosessualità, a ritmo di canzoni piacevolissime, con il contributo di alcuni ottimi professionisti del musical ben coadiuvati dai pupazzi ricreati per l’occasione da Arturo Brachetti. Molti conoscono le battute e le ciniche canzoni di “Avenue Q” attraverso Internet. Chi non ha mai sentito parlare almeno una volta di quel gioiello che è “Internet is for porn”?. Altri hanno avuto la fortuna di vederlo a Broadway. Molti non lo conoscevano affatto. Ma, a giudicare dal tifo da stadio e dalle risate del pubblico della prima milanese, su una cosa si è tutti d’accordo: basta con il buonismo sdolcinato del musical. E’ ora di risate liberatorie al di fuori di schemi e di falsi moralismi.
“Avenue Q” è soprattutto un inno all’ottimismo, nonostante la sfortuna diffusa che caratterizza tutti i personaggi. Che non a caso vivono in un quartiere periferico, come lascia trapelare il claim italiano dello spettacolo, via della Sfiga. Mi basterà elencarveli tutti: Rod, un gay non dichiarato in lotta con il suo evidentissimo orientamento sessuale; Trekkie, un mostro peloso malato di porno su Internet, una cantante da night club dall’inequivocabile nome di Lucy La Baldracca. E poi ancora Gary, il celebre “Arnold” televisivo, ora ridotto a fare il portinaio, Lucy, ragazza carina e sfortunata, Princeton, eterno indeciso innamorato di Lucy, Brian, un comico che non fa ridere e la sua fidanzata Vigilia di Natale, psicologa giapponese, ridotta a lavorare in un ristorante cinese.
Ottimi Gabriele Foschi (lanciato da “Rent”) nel doppio ruolo di Princeton- Rod, Elena Nieri (Kate-Lucy che si sdoppia anche con due diversissimi timbri vocali) e il camaleontico Mauro Simone (Nicky, Orsetto Diavoletto e Trekkie).
Se alcune canzoni risentono inevitabilmente della traduzione (”Al porno serve Internet” non rende esattamente l’idea) bisogna rendere merito alla scorrevolezza dei testi e alle notevoli performances degli attori e della band dal vivo.
A questo punto propongo un seguito: a quando “Avenue R”?
Filed Under: Musical, recensioni
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