“We will rock you”, energia pura per il musical dei Queen
La musica dei Queen ha un indiscutibile effetto energetico. Se vi capita di essere giù, provate ad ascoltare “I want to break free”, “I want it all” o “Don’t stop me know”.’L'effetto rinfrancante è assicurato. Cosa meglio allora di un intero show sul filo delle hit dei Queen per risollevarsi dal generico lassismo natalizio? E’ partita infatti da Milano il 4 dicembre all’Allianz Teatro la tournée della versione italiana di “We will rock you”, il “jukeboxe musical” scritto da Ben Elton in collaborazione con Brian May e Roger Taylor e costruito sulle canzoni della mitica band inglese.
“We will rock you” è da ben otto anni sulle scene londinesi, forte di un successo di pubblico quasi immediato che si è allargato in ben 14 versioni internazionali. A dispetto di critiche inizialmente freddine, rivolte soprattutto all’esilità della trama. La storia, debitrice di “Matrix”, ma anche di “1984″ di Orwell, è infatti ambientata in un ipotetico futuro sul Pianeta Mall (un tempo la Terra), in cui la multinazionale Globalsoft si è impossessata dell menti di tutti, proibendo il rock e la musica dal vivo. La popolazione, detta Gaga, vive in un mondo asettico, dove ogni azione o pensiero è controllato dai computer e in cui la musica si produce elettronicamente e si può solo scaricare. A capo di questa organizzazione troviamo la sadica Killer Queen e il suo aiutante Kashoggi, impegnati a debellare i “bohemians”, un gruppo di ribelli decisi a recuperare il fasti del “living rock” grazie a un non ancora ben identificato messia. Che si materializzerà in Galileo Figaro, un ragazzo capace di ricordare in sogno i testi delle canzoni più celebri della storia del rock. Aiutato dall’amata Scaramouche, Galileo porterà i “bohemians” alla vittoria, sancita dal ritrovamento di una chitarra elettrica incastonata nei resti del Wembley Stadium.
La trama di “We will rock you” è sì debole, ma è l’unica possibile per assecondare la potenza delle canzoni dei Queen,che giganteggiano su tutto e lasciano davvero senza fiato. Il cast italiano di ventisette attori-cantanti e ballerini – nella replica a cui ho assistito i protagonisti erano Salvo Vinci (Galileo) e Martina Ciabatti (Scaramouche) – e accompagnato da una band live di otto elementi è di buon livello e si ascolta volentieri. La produzione della Barley Arts con la regia di Maurizio Colombi si attiene molto alle direttive dei cast internazionali, con coreografie impeccabili, costumi geniali che si ispirano a vari look di miti del rock. Le canzoni sono rigorosamente in Inglese, a eccezione di “No one but you” e ”Radio Ga Ga” che funge da introduzione alla trama per il pubblico italiano.
Un punto di debolezza sono però i dialoghi italiani, che vorrebbero rendere la confusione generazionale dei “bohemians”, che ripetono alla rinfusa titoli di canzoni del passato. Una tappa obbligata, in cui incappa ogni produzione non anglofona, dato che anche nella versione inglese i personaggi parlano citandosi addosso celebri hits. Solo che da “Born to run” di Bruce Springsteen a “Fin che la barca va” di Orietta Berti il passo è davvero troppo lungo. Direi che la scelta migliore da parte di Elton, Taylor e May sarebbe stata quella di optare per un’opera rock per lasciar esprimere senza alcun freno l’energia e la bellezza della musica dei Queen.
La foto di scena è di Federico Lamastra
Filed Under: Musical
Tags: 1984, Allianz Teatro, Barley Arts, Ben Elton, Brian May, Bruce Springsteen, Martina Ciabatti, Matrix, Maurizio Colombi, Orwell, Queen, Radio Ga Ga, Roger Taylor, Salvo Vinci, We will rock you

Comments (7)
benedetto
gennaio 7th, 2010 at 18:16
Potrei dire di essere abbastanza d’accordo con te, ma mi pare tu sia stata un po’ troppo di “bocca buona” con gli interpreti… Probabilmente sei capitata del giorno di grazia con gli interpreti giusti, visto che si avvicendano spesso e non sono tutti all’altezza della situazione.
Io rimango dell’idea che tutto lo spettacolo è un grosso errore che Freddy non avrebbe mai commesso.
Ho letto anche di gente davvero entusiasta, ma sinceramente mi chiedo se questi commenti nascono più dalla passione per i Queen che prevarica qualsiasi metro di giudizio razionale o se semplicemente sia gent che davvero non capisce nulla di spettacolo.
Complimenti per la foto, di vero pathos.
simone
gennaio 11th, 2010 at 15:23
Salve volevo aggiungere una cosa… ho letto l’articolo ma tengo a precisare che Galileo e Scaramouche della prima prima del 4 dicembre con Brian May sono: GIANLUCA MEROLLI e MARTHA ROSSI.
potete avere maggiori informazioni su qualunque altro quotidiano oppure personalmente sul sito di Brian May dove sono pubblicate delle foto di Martha e Gianluca… sotto il tag di dicembre “WWRY MILAN”
personalemte ho visto anche il cast di cui si parla in questo articolo ma preferisco voce grinta e comicità di Martha Rossi Gianluca Merolli.
siSSI
gennaio 11th, 2010 at 15:28
MARTA E GIANLUCA FANTASTICI
isabella
gennaio 11th, 2010 at 23:44
Sugli interpreti non ti so dire quale sia l’accoppiata migliore, non avendo visto il duo Merolli-Rossi.
Posso però invitarti ad avere maggiori informazioni sullo spettacolo leggendo il mio post di presentazione scritto in occasione della conferenza stampa a cui ho partecipato a Palazzo Marino a Milano lo scorso 11 novembre.
Norberto
gennaio 20th, 2010 at 08:15
Ciao a tutti
ho avuto la fortuna di poter assistere ad alcune rappresentazioni di WWRY ed ho così potuto apprezzare i vari interpreti, e devo dire che il livello generale e la bravura di tutti sono indiscutibili.
C’è un altro fattore da tenere in considerazione ed è quello che tutto è dal vivo ed essendo “dal vivo” l’errore è sempre in agguato (in fin dei conti siamo umani).
Detto questo è vero ci sono delle differenze tra i vari interpreti, Martha è una cantante, Martina non in esclusiva, questo vuol dire a Martha le canzoni riescono meglio, mentre nel recitato Martina riesce a dare qualche sfumatura in più.
Più o meno lo stesso discorso tra Spanò e Bruno.
Tra i Galileo la differenza stà più nell’esuberanza o “timidezza” dell’artista. Gianluca è molto esuberante, tanto che , a volte, per dare il massimo arriva alla fine dello spettacolo con “poche cartucce” Salvo, invece, si fa prendere troppo dall’insicurezza del personaggio e risulta poco preciso nel complesso.
A queste caratteristiche peculiari di ognuno si aggiunge l’affiatamento ed appunto “la serata” (nel senso di come uno sta più o meno bene quella serata), non c’è quindi un “cast migliore”; la cosa “migliore” sarebbe poter vederli tutti, come a me è capitato.
claudio
gennaio 20th, 2010 at 23:16
Martha Rossi & Gianluca Merolli forever!
Ovviamente sono loro che hanno fatto la proma con Mr.May! Altro che Ciabatti-Vinci…rassegnatevi!
NADIA
gennaio 20th, 2010 at 23:19
inviterei la giornalista a vedere la coppia Gianluca Martha ed a scrivere un nuovo nuovo articolo
GRANDI GRANDI GRANDI
Ma cmq Freddie rimane unico
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