“Dona Flor e i suoi due mariti” in un’inedita versione teatrale con Caterina Murino

Mettere in scena l’universo bahiano di Jorge Amado è un’operazione difficile. Tanti i personaggi le situazioni le storie da raccontare. E’ ora la regista Emanuela Giordano a portare nei teatri italiani un suo adattamento di “Dona Flor e i suoi due mariti”, considerato il capolavoro di Amado.
Dona Flor, una tenera giovane donna di Bahia, si ritrova vedova inconsolabile di Vadinho, un adorabile mascalzone. Finché non incontra Teodoro, l’esatto opposto del defunto consorte, rispettoso, dolce e sensibile, ma inevitabilmente imbranato a letto. Ci penserà il fantasma di Vadinho a ristabire il giusto equilibrio sentimental-sessuale di Flor.
Probabilmente forte del ricordo della magnetica Sonia Braga (la Flor del film del ‘76 di Bruno Barreto e protagonista di tutte le versioni filmiche dei romanzi di Amado), la regista ha scelto una delle nostre attrici più sensuali e ammirate, la bellissima Caterina Murino. La Murino, inguainata in provocanti abiti Dolce & Gabbana, ha fascino da vendere ed è fotograficamente perfetta per il ruolo. La recitazione teatrale non può però nascondere l’incertezza e la ripetitività dell’intonazione e la scarsa padronanza scenica. Tutte cose che avevo già notato agli esordi della Murino in teatro con una piccola compagnia milanese con cui interpretò “Dieci piccoli indiani” e “Riccardo III”. Evidentemente gli anni lontani dal palcoscenico non hanno certo aiutato a migliorare-
L’allestimento è comunque di buon livello e diverte soprattutto nel secondo tempo con l’entrata in scena del bravissimo Paolo Calabresi nel ruolo dell’impacciato secondo marito Teodoro, che dà vita ad alcuni momenti davvero divertenti e ha la meglio sulla prova molto più tradizionale di Pietro Sermonti (Vadinho). Azzeccata anche la scelta di utilizzare come coro le tre amiche amiche di Flor pettegole, stregone e anche un po’ ruffiane (Simonetta Cartia, Claudia Gusmano e Laura Rovetti), sempre in contrasto con la mentalità piccolo-borghese della madre di Flor, Dona Rosilda (un’energica Serena Mattace Raso). Una nota di merito va anche alla Bubbez Orchestra che esegue dal vivo le proprie musiche, gradevole sottofondo alle atmosfere bahiane, rese anche dalle suggestive installazioni visive di Claudio Garofalo.
Dopo la permanenza al Teatro Manzoni di Milano fino al 28 febbraio, “Dona Flor e i suoi due mariti andrà in tournée fino al 30 marzo, toccando numerose città tra cui Genova (12-13 marzo) e Torino (23-28 marzo)

Mettere in scena l’universo bahiano di Jorge Amado è un’operazione difficile. Tanti i personaggi, le situazioni, le storie da raccontare. E’ ora la regista Emanuela Giordano a portare nei teatri italiani un suo adattamento di “Dona Flor e i suoi due mariti”, considerato il capolavoro di Amado.

Dona Flor, una tenera giovane donna di Bahia, si ritrova vedova inconsolabile di Vadinho, un adorabile mascalzone. Finché non incontra Teodoro, l’esatto opposto del defunto consorte, rispettoso, dolce e sensibile, ma inevitabilmente imbranato a letto. Ci penserà il fantasma di Vadinho a ristabire il giusto equilibrio sentimental-sessuale di Flor.

Sermonti_Murino_Calabresi

Probabilmente forte del ricordo della magnetica Sonia Braga (la Flor del film del ‘76 di Bruno Barreto e protagonista anche di “Gabriela” e “Tieta do Brasil”), la regista ha scelto una delle nostre attrici più sensuali e ammirate, la bellissima Caterina Murino. L’attrice,  inguainata in provocanti abiti Dolce & Gabbana, ha fascino da vendere ed è fotograficamente perfetta per il ruolo. La recitazione teatrale non può però nascondere l’incertezza e la ripetitività dell’intonazione e la scarsa padronanza scenica. Tutte cose che avevo già notato agli esordi della Murino in teatro in una piccola compagnia milanese, con cui interpretò “Dieci piccoli indiani” e “Riccardo III”. Evidentemente gli anni lontani dal palcoscenico non hanno certo aiutato a migliorare.

L’allestimento è comunque di buon livello e intrattiene piacevolmente, soprattutto nel secondo tempo, con l’entrata in scena del bravissimo Paolo Calabresi, che nel ruolo dell’impacciato secondo marito, il farmacista Teodoro, dà vita ad alcuni momenti davvero divertenti e ha la meglio sulla prova molto più tradizionale di Pietro Sermonti (Vadinho). Azzeccata anche la scelta di utilizzare come coro le tre amiche vicine di casa pettegole, stregone e anche un po’ ruffiane (Simonetta Cartia, Claudia Gusmano e Laura Rovetti), sempre in contrasto con la mentalità piccolo-borghese della madre di Flor, Dona Rosilda (un’energica Serena Mattace Raso).

Una nota di merito va anche alla Bubbez Orchestra, che esegue dal vivo le proprie musiche, gradevole sottofondo alle atmosfere bahiane, rese anche dalle suggestive installazioni visive di Claudio Garofalo.

Dopo la permanenza al Teatro Manzoni di Milano fino al 28 febbraio, “Dona Flor e i suoi due mariti andrà in tournée fino al 30 marzo, toccando numerose città tra cui Genova (12-13 marzo) e Torino (23-28 marzo).

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