“Cats” parla Italiano nell’allestimento della Rancia
A ventinove anni dal debutto al New London Theatre, dove restò in scena per ben ventun anni e dopo essere stato tradotto in dieci lingue, “Cats”, il musical dei record di Andrew Lloyd Webber, finalmente parla Italiano.
La sfida è della Compagnia della Rancia di Saverio Marconi, che dirige lo spettacolo su concessione del Really Useful Group e intraprende una strada decisamente alternativa, cambiando gran parte degli elementi che caratterizzano la storica versione diretta da Trevor Nunn, prodotta da The Cameron Mackintosh e dalla Really Useful Theatre Company.
Nuovi i costumi (della masion Coveri), il make up (di Zaira De Vincentiis), le scenografie (di Gabriele Moreschi) e le coreografie (di Daniel Ezralow, che cura anche la regia associata).
Rimane naturalmente l’intrigante storia dei gatti del quartiere di Jellicle, che si ritrovano per il ballo annuale e per festeggiare il loro capo, il vecchio Deuteronomio. Nel corso della festa quest’ultimo sceglierà chi avrà l’onore di ascendere al paradiso dei gatti Jellicle, l’Heavyside Layer (Dolce Aldilà), dove potrà rinascere a nuova vita. Un privilegio che, dopo una lunga sfilata di varie tipologie feline e l’incursione del malvagio Macavity, toccherà a Grizabella, un tempo splendida gattina, ora caduta in disgrazia.
Nessun ritocco è ovvio alle musiche di Lloyd Webber che si ritrovano su una metrica tutta italica grazie al buon lavoro di Franco Travaglio (autore delle liriche) e Michele Renzullo (traduttore).
Un’impresa non facile anche perché “Cats” prende spunto da “The Old Possum’s book of Practical Cats” -- “Il libro dei Gatti tuttofare”-, una raccolta di poesie sui gatti, che Thomas Stearns Eliot scrisse per i suoi nipoti. E Trevor Nunn scrisse la struggente “Memory” (cantanta da ben 150 artisti tra cui Barbra Streisand) ispirandosi alla poesia di Eliot “Rapsodia su una notte di vento”.
Lo spettacolo della Rancia spicca anche per il buon livello musicale degli interpreti e per l’ottima band di sedici elementi.
Sul piano dei costumi è chiaro che Marconi ha fatto una scelta pop. I gatti italiani, con le loro morbide tute variopinte assomigliano molto ai protagonisti di una fiaba. Non aspettatevi la verosimiglianza con effetto “bodypainting” ideata da John Napier.
Le scenografie si caratterizzano per la presenza ingombrante e originale di alcuni elementi nuovi, come un enorme carrello da supermercato. Molto meno epiche e più sperimentali rispetto a quelle di Gillian Lynne, le coreografie di Daniel Ezralow che richiamano in diversi punti i Momix e gli ISO.
Una strada tutta nuova quella dei gatti di Saverio Marconi che sta riscuotendo un notevole successo, dopo la prima nazionale al Sistina di Roma dello scorso 28 novembre e la permanenza all’Allianz Teatro di Milano. Lo spettacolo sarà in tournée fino ad aprile. Dal 17 al 21 febbraio sarà al Teatro Europauditorium di Bologna.
Consultate comunque il sito ufficiale per sapere le altre date.
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