Tornano i lampi accecanti di Enrico Bertolino

Enrico Bertolino rappresenta la voce saggia del passato che legge con ironia i nonsense verbali e comportamentali del quotidiano. E le sue disarmanti osservazioni al limite del lapalissiano che gustiamo nella cornice televisiva di Zelig tradiscono la la solida preparazione di esperto di comunicazione.
Come sfuggire al rischio di accettare come ovvie e normali, notizie o situazioni che in realtà non lo sono affatto? E’ quello che si chiede nello spettacolo “Lampi accecanti di ovvietà”, che ha già debuttato due anni fa e ora torna sul palcoscenico del Teatro Ciak di Milano dal 9 al 14 marzo.
Ma che cos’è questo lampo che ci porterà a dissipare con ironia alcuni dei luoghi comuni più frequentati?
“E’ un lampo che per un attimo acceca, ma quando la vista si riprende si riesce ad intravedere un orizzonte nuovo, non ideologico né tantomeno moralista, forse soltanto un po’ più ‘normale’ in senso umano, positivo ed irreale. La nostra speranza è che il pubblico esca dalla sala sorridendo, ma anche e soprattutto chiedendosi il perché”.
Parola di Enrico Bertolino.

Enrico Bertolino rappresenta la voce saggia del passato che legge con ironia i nonsense verbali e comportamentali del quotidiano. E le sue disarmanti osservazioni al limite del lapalissiano che gustiamo nella cornice televisiva di Zelig tradiscono la la solida preparazione di esperto di comunicazione.

Come sfuggire al rischio di accettare come ovvie e normali, notizie o situazioni che in realtà non lo sono affatto? E’ quello che si chiede in “Lampi accecanti di ovvietà”, lo spettacolo diretto da Massimo Navone che ha già debuttato due anni fa e ora torna sul palcoscenico del Teatro Ciak di Milano dal 9 al 14 marzo.

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Ma che cos’è questo lampo che ci porterà a dissipare con ironia alcuni dei luoghi comuni più frequentati?

“E’ un lampo che per un attimo acceca, ma quando la vista si riprende si riesce ad intravedere un orizzonte nuovo, non ideologico né tantomeno moralista, forse soltanto un po’ più ‘normale’ in senso umano, positivo ed irreale. La nostra speranza è che il pubblico esca dalla sala sorridendo, ma anche e soprattutto chiedendosi il perché”.

Parola di Enrico Bertolino.

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