Un’intensa Luisa Ranieri nell’adattamento teatrale de “L’oro di Napoli”

Può un film avere la meglio sul capolavoro letterario da cui è stato tratto? E il carisma di un attore sovrastare completamente un personaggio? Naturalmente no. Eppure la maggior parte del pubblico che è andato a vedere “L’oro di Napoli”,  in scena in questi giorni al Teatro Manzoni di Milano, avrà sicuramente avuto in mente il celeberrimo film di Vittorio De Sica del ‘54, le interpretazioni di Eduardo de Filippo e soprattutto delle divine Sophia Loren e Silvana Mangano.

Merita quindi un lungo applauso l’adattamento di Gianfelice Imparato e Armando Pugliese – anche regista –  che non è una pedissequa rivisitazione dello storico film. Si tratta invece di una ricomposizione dei racconti di Marotta, a tratti fedelissima, altre volte reinventata in una piacevole riscoperta di storie e personaggi trascurati dal film.

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Spettacolo  magistrale nella sua semplicità, con una Napoli sospesa che appare a strati tra telette e veli, con caratteri che si intersecano e si sfiorano grazie alle interpretazioni misurate di tutti gli attori che si moltiplicano in diversi personaggi. Bravissimo Gianfelice Imparato (che ho ammirato anche come vile esattore in “Gomorra”), che sostiene con una pacatezza tutta nuova il difficile paragone con don Ersilio, il professore del pernacchio (reso celebre da Eduardo De Filippo). Ma ci sono anche Giuseppe De Rosa (magistrale nel perfido guappo Don Carmine) e soprattutto l’intensa Luisa Ranieri, che riesce a fare suoi i ruoli della pizzaiola adultera e  della prostituta imbrigliata in un complotto borghese, evitando i facili paragoni con Sophia Loren e Silvana Mangano.

Erano anni che non vedevo su un palcoscenico una vera attrice, dotata di intonazione, espressività e sentimento, che fosse anche  una splendida donna.

Ma allora le attrici belle e brave esistono ancora?

Le foto sono di Federico Riva.

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